Da enologo: il mio vino preferito è il Moscato

Da enologo, ho imparato presto una cosa: i vini più difficili da fare bene sono spesso quelli considerati più semplici.

Il Moscato è uno di questi.

È un vino che non perdona. È aromatico per natura, e proprio per questo richiede rispetto, precisione e misura. Non c’è spazio per nascondersi dietro la tecnica: se sbagli, si sente subito. Se lavori bene, invece, il risultato è limpido, elegante, autentico.

Il Moscato è verità

Il Moscato parla chiaro.

Parla di uva sana, di raccolta al momento giusto, di scelte nette in cantina. Ogni intervento superfluo lo allontana dalla sua identità. Ogni forzatura lo rende caricaturale.

Quando lo assaggio, cerco sempre tre cose:

pulizia aromatica, mai artificiale equilibrio tra dolcezza e acidità freschezza, che inviti al sorso e non alla stanchezza

Un Moscato ben fatto non deve stupire: deve convincere.

Il lavoro dell’enologo: togliere, non aggiungere

Fare Moscato significa soprattutto saper rinunciare.

Rinunciare a spingere sugli zuccheri.

Rinunciare a cercare profumi eccessivi.

Rinunciare a “costruire” un vino che l’uva ha già deciso.

Il mio approccio è semplice: accompagnare il vitigno, non dominarlo.

Il Moscato non ha bisogno di essere corretto, ma ascoltato.

Un vino sottovalutato, anche da chi fa vino

Per anni il Moscato è stato relegato al ruolo di vino facile, da fine pasto, quasi didattico.

Ma chi lavora in vigna e in cantina sa che non è così.

È un vino che richiede:

attenzione estrema in vendemmia controllo rigoroso delle fermentazioni sensibilità nelle scelte finali

Ed è proprio questa complessità nascosta che me lo fa amare.

Perché, da enologo, è il mio vino preferito

Perché non mente.

Perché non può essere mascherato.

Perché racconta con precisione il livello di chi lo produce.

Un grande Moscato è una dichiarazione di competenza e di umiltà allo stesso tempo.

E ogni volta che ne bevo uno fatto bene, mi ricorda perché ho scelto questo mestiere.

Fare vino non significa impressionare.

Significa rispettare ciò che l’uva ti affida.

E il Moscato, più di molti altri, non dimentica mai come l’hai trattato.

Lascia un commento