Non è il vino a definire l’uomo, ma il vino può diventare il suo ritratto
Esiste un modo curioso e affascinante di raccontare una persona: non descriverne immediatamente il volto, il lavoro, il carattere o le abitudini, ma immaginare quale vino potrebbe rappresentarla.
Non si tratta di sostenere che esista una relazione scientificamente dimostrata tra ciò che una persona beve e il suo carattere. Sarebbe una semplificazione priva di fondamento. L’enologia e l’analisi sensoriale descrivono invece caratteristiche concrete del vino: intensità aromatica, complessità, acidità, alcol, tannini, struttura, persistenza, equilibrio e armonia.
L’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (OIV) utilizza proprio questi parametri per la valutazione tecnica e sensoriale dei vini. Nella metodologia OIV, struttura e complessità dipendono dall’interazione di elementi come zuccheri, acidità, alcol, tannini, concentrazione fruttata e influenza del legno; la persistenza riguarda invece la durata della sensazione gustativa dopo la deglutizione. (OIV)
Ed è proprio qui che nasce il gioco interpretativo.
Se traduciamo questi concetti dal linguaggio dell’enologia a quello umano, possiamo costruire una sorta di ritratto sensoriale dell’uomo attraverso il vino.
Non una diagnosi.
Non un’etichetta.
Un ritratto.
L’uomo come un vino: la prima impressione
Quando un enologo osserva un vino, non comincia necessariamente dal gusto.
La valutazione sensoriale considera vista, olfatto e gusto. L’OIV distingue infatti le impressioni visive dalle sensazioni olfattive e gustative, arrivando poi a una valutazione complessiva di equilibrio e armonia. (OIV)
Anche un uomo viene percepito inizialmente attraverso una prima impressione.
C’è chi entra in una stanza e si fa notare immediatamente.
E c’è chi non cerca attenzione, ma dopo qualche minuto diventa impossibile ignorarlo.
Sono due forme differenti di intensità.
La prima è immediata.
La seconda è progressiva.
Esattamente come può accadere con un vino.
Un vino aromaticamente intenso può colpire immediatamente il degustatore. Un vino più sottile può invece richiedere tempo, temperatura, ossigenazione e attenzione prima di rivelare la propria complessità.
Così può essere un uomo.
C’è l’uomo che conquista attraverso l’impatto.
E quello che conquista attraverso la scoperta.
Il secondo, spesso, è quello che lascia il segno più a lungo.
L’uomo “fresco”: l’acidità come energia
In enologia l’acidità non è un difetto.
È uno degli elementi fondamentali dell’equilibrio del vino. L’OIV considera l’acidità tra i principali parametri analitici del vino e ne definisce anche i metodi ufficiali di determinazione. (OIV)
Trasportata metaforicamente nella descrizione di un uomo, l’acidità può diventare energia, tensione, dinamismo.
Un uomo “fresco” non è necessariamente freddo.
Può essere rapido mentalmente, curioso, ironico, reattivo.
È quello che non ama la staticità.
Ha bisogno di movimento, conversazione, stimoli.
Come un vino dalla buona spalla acida, non si siede sul palato: lo mantiene vivo.
È l’uomo che porta una certa tensione positiva nelle situazioni.
Non necessariamente il più romantico.
Non necessariamente il più rassicurante.
Ma quello capace di evitare che il rapporto diventi piatto.
Un vino senza sufficiente acidità può apparire molle e privo di slancio.
Allo stesso modo, nella metafora umana, un uomo completamente privo di tensione, curiosità e capacità di reagire rischia di diventare prevedibile.
L’acidità, quindi, è vita.
Ma deve essere integrata.
Quando è eccessiva e non sostenuta dagli altri elementi, può risultare aggressiva.
E anche nell’uomo esiste una differenza enorme tra energia e nervosismo.
L’uomo tannico: carattere, struttura e tempo
Il tannino è uno degli elementi più affascinanti dei vini rossi.
È responsabile di quella sensazione di astringenza che può asciugare la bocca e che, nei grandi vini, può evolvere con il tempo.
Dal punto di vista tecnico, i tannini contribuiscono alla struttura del vino e vengono considerati dall’OIV insieme ad acidità, alcol, zuccheri, concentrazione del frutto e influenza del legno nella valutazione della struttura e della complessità. (OIV)
Se dovessimo trasformare il tannino in una caratteristica umana, parleremmo di struttura.
È l’uomo che non si concede immediatamente.
Può sembrare duro.
Riservato.
Persino difficile.
Ma la durezza iniziale non racconta necessariamente tutto.
Come un tannino giovane, ha bisogno di tempo.
Con l’evoluzione, ciò che inizialmente sembrava ruvido può diventare più integrato, elegante e armonico.
È l’uomo che deve essere conosciuto.
Non quello che si comprende dopo cinque minuti.
Potrebbe avere una personalità forte, principi molto marcati e una certa resistenza a mostrarsi vulnerabile.
Non significa che non provi emozioni.
Significa che potrebbe non mostrarle immediatamente.
E qui emerge una delle caratteristiche più interessanti del vino: il tempo può trasformare la percezione.
Anche le persone possono farlo.
L’uomo morbido: quando la forza non ha bisogno di dimostrazione
Esiste poi l’uomo che non ha bisogno di essere aggressivo per essere forte.
Nel vino la morbidezza è associata a una sensazione più avvolgente, nella quale alcol, zuccheri residui e componenti estrattive partecipano alla percezione tattile e gustativa.
È l’uomo che non entra in competizione con tutti.
Non deve dimostrare continuamente di essere il più forte.
La sua forza è più silenziosa.
Sa ascoltare.
Sa aspettare.
Sa creare uno spazio nel quale anche gli altri possono sentirsi a proprio agio.
È il vino che non aggredisce il palato.
Lo accompagna.
Ma anche qui esiste un equilibrio.
Una morbidezza priva di struttura può trasformarsi in debolezza.
Nella metafora umana, quindi, essere gentili non significa necessariamente essere fragili.
La vera morbidezza può essere una forma evoluta di forza.
L’uomo alcolico: calore e presenza
L’alcol è uno dei parametri fondamentali dell’analisi del vino. L’OIV lo include tra i principali parametri analitici e tra gli elementi che contribuiscono alla struttura percepita. (OIV)
Dal punto di vista sensoriale, una componente alcolica ben integrata può contribuire alla sensazione di calore e pienezza.
Nella nostra metafora, l’uomo “alcolico” non è semplicemente l’uomo che beve.
È l’uomo che ha presenza.
Quello che quando arriva si percepisce.
Ha calore.
Personalità.
Una certa capacità di riempire lo spazio.
Ma l’alcol, quando domina eccessivamente l’equilibrio, può risultare pesante o bruciante.
Lo stesso può accadere a una personalità troppo dominante.
La presenza diventa invadenza.
La sicurezza diventa arroganza.
Il carisma diventa egocentrismo.
La differenza, ancora una volta, è l’equilibrio.
L’uomo aromatico: quello che lascia un ricordo
L’aroma è forse la componente più immediatamente poetica del vino.
L’OIV distingue l’intensità aromatica dalla complessità aromatica: la prima riguarda la forza dell’espressione aromatica, mentre la seconda riguarda la ricchezza e la diversità della tavolozza olfattiva. (OIV)
Questa distinzione è perfetta per raccontare gli uomini.
Un uomo può essere molto intenso senza essere particolarmente complesso.
Può farsi notare subito, ma non avere molte sfumature.
Un altro può essere inizialmente più discreto e rivelare progressivamente profumi differenti.
È l’uomo complesso.
Quello che non finisci mai di conoscere.
Può essere professionista e amante dell’arte.
Razionale e romantico.
Determinato e vulnerabile.
Ironico e profondamente sensibile.
Come un vino complesso, non offre tutto al primo approccio.
Richiede attenzione.
E soprattutto richiede tempo.
L’uomo minerale: il carattere della terra
Il concetto di mineralità nel vino è complesso e spesso utilizzato in maniera descrittiva nell’analisi sensoriale.
Quando però lo utilizziamo come metafora umana, diventa particolarmente interessante.
L’uomo “minerale” è quello legato alla concretezza.
Non ha bisogno di costruire una personalità artificiale.
È radicato.
Ha una storia.
Ha memoria.
Porta con sé il luogo dal quale proviene.
È difficile separarlo dalle proprie radici.
Come il vino racconta il rapporto tra vitigno, ambiente, clima, suolo e lavoro umano, anche una persona è il risultato di una storia fatta di esperienze, educazione, incontri, fallimenti e trasformazioni.
Non esiste un uomo completamente slegato dal proprio terroir.
Il carattere è anche territorio.
L’uomo barricato: quello che porta addosso il tempo
Il legno può modificare profondamente il profilo sensoriale di un vino.
L’influenza del legno è infatti considerata dall’OIV tra gli elementi che concorrono alla struttura e alla complessità. (OIV)
Un vino affinato in legno può sviluppare maggiore complessità aromatica e gustativa.
Ma il legno non dovrebbe necessariamente coprire il vino.
Dovrebbe accompagnarlo.
Anche questa è una splendida metafora umana.
Le esperienze sono il nostro legno.
Le delusioni.
Le responsabilità.
Le relazioni.
Gli errori.
Le vittorie.
Le perdite.
Ci modificano.
Ma non dovrebbero cancellare ciò che siamo.
L’uomo maturo non è quello che non ha mai sofferto.
È quello che ha trasformato ciò che ha vissuto in complessità senza permettere che diventasse una maschera.
L’uomo dolce: la seduzione della morbidezza
Nel linguaggio tecnico dell’OIV, il contenuto zuccherino contribuisce alla classificazione del vino e alla sua percezione gustativa. L’organizzazione distingue, tra gli altri, vini secchi e differenti livelli di dolcezza in base al contenuto di zuccheri e al rapporto con l’acidità. (OIV)
La dolcezza, però, da sola non basta.
Un vino dolce può essere straordinariamente equilibrato quando possiede sufficiente acidità.
Ed è una regola che può essere applicata metaforicamente anche agli uomini.
La dolcezza senza carattere può diventare stucchevole.
La gentilezza senza personalità può trasformarsi in compiacenza.
La capacità di dare senza limiti può diventare perdita di sé.
La vera dolcezza è quella sostenuta da una struttura.
Un uomo può essere tenero senza essere debole.
Può essere romantico senza essere ingenuo.
Può essere generoso senza essere manipolabile.
È l’equilibrio a fare la differenza.
L’uomo elegante: quando nulla prevale
Forse il concetto più interessante dell’enologia applicato alla personalità è quello di equilibrio.
L’OIV considera equilibrio e armonia come elementi della valutazione complessiva del vino, integrando sensazioni olfattive, gustative e rapporto tra i diversi componenti. (OIV)
L’uomo elegante non è necessariamente quello più bello.
Non è quello più ricco.
Non è quello che parla meglio.
È quello nel quale le diverse parti della personalità sembrano trovare un rapporto coerente.
Ha carattere, ma non è aggressivo.
È sicuro, ma non arrogante.
È sensibile, ma non fragile.
È ambizioso, ma non schiaccia gli altri.
Sa essere presente senza occupare tutto lo spazio.
Come un vino equilibrato, non presenta necessariamente un elemento che domina sugli altri.
La sua qualità sta nella relazione tra gli elementi.
L’uomo persistente: quello che rimane dopo
Tra i parametri utilizzati nella valutazione sensoriale del vino c’è la persistenza.
È la durata della sensazione positiva che rimane dopo che il vino ha lasciato la bocca. (OIV)
Ed è forse la caratteristica più bella con cui descrivere una persona.
Perché alcune persone hanno un’enorme intensità, ma scompaiono rapidamente.
Altre rimangono.
Anche quando non ci sono.
Rimangono nelle conversazioni.
Nei ricordi.
Nei gesti.
Nelle fotografie.
Nelle decisioni che abbiamo preso dopo averle incontrate.
La persistenza non coincide con l’invadenza.
Un vino persistente non è necessariamente rumoroso.
Allo stesso modo, un uomo che lascia il segno non deve necessariamente essere quello che parla più forte.
A volte è quello che, dopo essere andato via, continua a essere presente.
L’uomo complesso: quello che cambia nel bicchiere
Una delle caratteristiche più affascinanti della degustazione è osservare come un vino possa modificarsi nel tempo.
Con l’ossigenazione possono cambiare intensità e percezione aromatica.
Quello che sembrava chiuso può aprirsi.
Quello che sembrava semplice può rivelare nuove sfumature.
E anche l’uomo può essere così.
Ci sono persone che non si comprendono immediatamente.
Bisogna frequentarle.
Vederle quando sono felici.
Quando sono stanche.
Quando falliscono.
Quando vincono.
Quando hanno paura.
Quando sono innamorate.
È lì che emerge la complessità.
Un uomo non dovrebbe essere giudicato soltanto dal suo primo bicchiere.
Come un vino, va osservato nel tempo.
Dal vitigno all’uomo: nessuno nasce completamente “finito”
Il vino nasce dall’interazione di molti fattori.
La definizione dell’OIV ricorda che il vino deriva dalla fermentazione parziale o completa dell’uva fresca e che caratteristiche come clima, suolo, varietà e tradizioni possono contribuire alle specificità del prodotto. (OIV)
Il risultato finale, quindi, non dipende da un unico elemento.
Anche l’uomo è così.
Il carattere non è soltanto genetica.
Non è soltanto educazione.
Non è soltanto ambiente.
È una costruzione complessa.
Famiglia.
Esperienze.
Relazioni.
Cultura.
Traumi.
Successi.
Scelte.
Tempo.
E capacità di trasformazione.
Per questo due persone provenienti dallo stesso ambiente possono diventare completamente differenti.
Come due vini prodotti nella stessa zona possono esprimere identità diverse attraverso vitigno, annata, conduzione della vigna, vinificazione e affinamento.
Se dovessimo scegliere un vino per ogni uomo
Possiamo allora costruire una piccola carta dei caratteri.
Il Pinot Noir potrebbe rappresentare l’uomo elegante e introspettivo: apparentemente delicato, ma capace di sviluppare profondità e complessità.
Il Cabernet Sauvignon potrebbe rappresentare l’uomo strutturato, determinato, con una forte componente tannica e una personalità capace di evolvere nel tempo.
Il Riesling potrebbe rappresentare l’uomo nervoso nel senso positivo del termine: fresco, verticale, preciso, sostenuto dall’acidità e capace di evolvere.
Il Sauvignon Blanc potrebbe rappresentare l’uomo immediato, riconoscibile, aromaticamente espressivo, capace di farsi individuare rapidamente.
Il Nebbiolo potrebbe essere il ritratto dell’uomo che non concede tutto subito: tannico, austero in gioventù, ma capace di straordinaria complessità con l’evoluzione.
Il Friulano potrebbe rappresentare l’uomo equilibrato, territoriale, meno interessato all’esibizione e più alla riconoscibilità della propria identità.
Un grande Metodo Classico potrebbe invece essere l’uomo elegante e preciso: apparentemente leggero, ma sostenuto da struttura, tempo e complessità.
Non sono classificazioni scientifiche delle persone.
Sono interpretazioni.
Ed è proprio questa la loro forza.
Il vino migliore non è necessariamente quello più potente
È facile confondere qualità e potenza.
Un vino con più alcol non è automaticamente migliore.
Un vino con più tannino non è automaticamente superiore.
Un vino più aromatico non è necessariamente più complesso.
La qualità nasce dalla relazione tra gli elementi.
L’OIV parla infatti di equilibrio, armonia, complessità, struttura, persistenza e autenticità come componenti della valutazione complessiva. (OIV)
Ed è forse qui che la metafora del vino diventa più interessante.
Anche un uomo non deve essere necessariamente il più forte della stanza.
Deve essere coerente.
Deve avere una propria identità.
Deve saper evolvere.
Deve possedere struttura senza rigidità.
Intensità senza aggressività.
Dolcezza senza debolezza.
Acidità senza durezza.
Calore senza invadenza.
Persistenza senza ossessione.
Complessità senza confusione.
Alla fine, che vino è un uomo?
La risposta probabilmente cambia nel corso della vita.
A vent’anni potremmo essere un vino giovane, immediato, irruento.
A trenta potremmo iniziare a cercare struttura.
A quaranta potremmo scoprire la complessità.
A cinquanta potremmo comprendere il valore dell’equilibrio.
E più avanti potremmo capire che l’evoluzione non significa perdere intensità, ma trasformarla.
Come accade in cantina, anche nella vita non tutto ciò che invecchia migliora.
Serve evoluzione.
Serve equilibrio.
Serve conservazione.
Serve cura.
E soprattutto serve identità.
Perché il vero grande vino non è quello che assomiglia a tutti gli altri.
È quello che, dopo averlo assaggiato, riconosci.
Lo stesso vale per un uomo.
Non deve necessariamente piacere a tutti.
Deve avere un carattere riconoscibile.
Deve lasciare una traccia.
Deve possedere una propria firma sensoriale, emotiva e umana.
Alla fine, forse, l’uomo migliore non è quello che sembra perfetto al primo sorso.
È quello che, dopo il primo sorso, ti fa venire voglia di conoscerlo ancora.
E quando il bicchiere è vuoto, qualcosa di lui rimane.
Quella è la persistenza.
E forse, più di ogni altra caratteristica enologica, è anche la definizione più bella di una persona.
Fonti e approfondimenti
- OIV – Norme e documenti tecnici: corpus ufficiale delle norme, definizioni, pratiche enologiche e metodi di analisi dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino. (OIV)
- OIV – Revisione dello standard per i concorsi internazionali di vino: riferimento per i descrittori sensoriali relativi a intensità e complessità aromatica, struttura, complessità, persistenza, equilibrio e armonia. (OIV)
- OIV – Parametri analitici comuni per vini e spumanti: alcol, zuccheri, acidità totale e volatile, pH e altri parametri analitici fondamentali. (OIV)
- OIV – Analisi degli acidi: metodologia OIV per la determinazione dell’acidità totale e volatile. (OIV)
- OIV – Definizione e categorie del vino: definizione del vino e classificazioni collegate al contenuto zuccherino. (OIV)
- OIV – Documento sull’analisi sensoriale del vino: documento tecnico dedicato all’analisi sensoriale. (OIV)