Cividale del Friuli e il vino: il territorio raccontato da un enologo

Introduzione

Cividale del Friuli è una città nella quale storia, cultura, paesaggio e viticoltura convivono in modo particolarmente evidente. Fondata dai Romani con il nome di Forum Iulii, divenne successivamente capitale del ducato longobardo e oggi conserva importanti testimonianze del proprio passato, tanto da essere inserita nel sito UNESCO “I Longobardi in Italia. I luoghi del potere”. (Unesco Italia)

Ma Cividale non è soltanto una destinazione culturale. Guardando oltre il centro storico, verso le colline di Spessa, Gagliano, Torreano e le aree circostanti, si entra nel paesaggio vitivinicolo dei Colli Orientali del Friuli.

Da un punto di vista enologico, Cividale rappresenta quindi un interessante punto di osservazione per comprendere quanto il vino sia il risultato dell’interazione tra suolo, clima, vitigno, esposizione e lavoro dell’uomo.


Cividale e i Colli Orientali del Friuli

La DOC Friuli Colli Orientali interessa la fascia collinare della provincia di Udine e comprende, tra gli altri, la parte orientale di Cividale del Friuli. Il comprensorio supera i 2.000 ettari di superficie vitata, con altitudini generalmente comprese tra circa 100 e 350 metri sul livello del mare. (Colli Orientali Friuli)

Il Consorzio definisce questo territorio attraverso il concetto di terroir, cioè l’interazione tra terreno, clima e vitigno.

Ed è proprio questo il primo elemento che un enologo osserva quando analizza un vino: non soltanto la varietà utilizzata, ma il contesto pedoclimatico nel quale quella vite è cresciuta.


La ponca: quando la geologia entra nel bicchiere

Uno degli elementi più caratteristici dei Colli Orientali è la ponca, termine friulano utilizzato per indicare i terreni costituiti dall’alternanza di marne e arenarie.

Questi suoli hanno un’origine molto antica. Secondo il Consorzio, la formazione geologica deriva da depositi sedimentari di origine eocenica, risalenti a decine di milioni di anni fa, quando l’area era interessata dalla presenza del mare. (Colli Orientali Friuli)

Le marne sono caratterizzate da una componente argillosa e calcarea, mentre le arenarie derivano da materiali sabbiosi cementati.

Dal punto di vista viticolo, la struttura di questi terreni è particolarmente interessante perché la loro alterazione produce materiale facilmente frammentabile. Le caratteristiche del suolo, unite alla pendenza dei versanti, contribuiscono alla particolare conformazione dei vigneti collinari. (Colli Orientali Friuli)

Per un enologo, tuttavia, è importante evitare una semplificazione: non è corretto attribuire automaticamente ogni caratteristica organolettica di un vino alla sola ponca.

Il vino è il risultato di un sistema molto più complesso nel quale intervengono portainnesto, clone, età della vite, esposizione, gestione della chioma, disponibilità idrica, maturazione delle uve, vendemmia e tecniche di vinificazione.


Il ruolo delle Alpi Giulie e del mare Adriatico

La posizione geografica dei Colli Orientali è particolarmente interessante.

A nord e a nord-est si trovano le Alpi Giulie, mentre verso sud si apre la pianura fino all’Adriatico.

Secondo il Consorzio, le Alpi contribuiscono a proteggere la zona dalle correnti fredde settentrionali, mentre la vicinanza del mare favorisce una ventilazione che contribuisce alle condizioni climatiche dell’area. Il comprensorio presenta comunque diversi microclimi, con condizioni generalmente più fresche e umide nelle zone settentrionali e più miti e asciutte procedendo verso sud. (Colli Orientali Friuli)

Questa variabilità è fondamentale.

In enologia, infatti, parlare semplicemente di “clima del Friuli” è riduttivo. Anche all’interno della stessa denominazione possono esistere differenze importanti tra un vigneto e l’altro.


Cividale: una grande varietà di vitigni

Uno degli aspetti più interessanti dei Colli Orientali è la ricchezza ampelografica.

Tra le varietà autoctone e storicamente coltivate troviamo Friulano, Ribolla Gialla, Verduzzo Friulano, Picolit, Refosco dal Peduncolo Rosso, Schioppettino, Pignolo e Tazzelenghe, oltre a numerose varietà internazionali che hanno trovato un ambiente favorevole alla coltivazione. (Colli Orientali Friuli)

Il disciplinare della DOC Friuli Colli Orientali comprende infatti numerose tipologie e varietà, tra cui Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Sauvignon, Riesling, Traminer Aromatico, Merlot, Cabernet, Pinot Nero e diverse varietà autoctone friulane. (Colli Orientali Friuli)

Questa ricchezza permette di leggere il territorio attraverso vini molto differenti tra loro.


Friulano: identità e territorio

Tra i vini più rappresentativi dell’area troviamo il Friulano, vitigno storicamente legato al territorio regionale.

Dal punto di vista enologico, il Friulano può esprimere vini caratterizzati da una buona freschezza, struttura e riconoscibilità varietale. La sua interpretazione cambia però in funzione del vigneto, dell’annata e delle scelte del produttore.

È proprio qui che entra in gioco il lavoro dell’enologo.

La stessa varietà può essere vinificata privilegiando freschezza e immediatezza oppure struttura e complessità, attraverso differenti scelte di raccolta, pressatura, fermentazione, gestione delle fecce e affinamento.


Schioppettino, Pignolo e Refosco: il volto rosso dei Colli Orientali

Il territorio di Cividale e delle zone circostanti non è esclusivamente legato ai vini bianchi.

Tra le varietà a bacca rossa spiccano Schioppettino, Pignolo e Refosco dal Peduncolo Rosso.

Lo Schioppettino è particolarmente interessante per la sua identità territoriale, mentre il Pignolo può dare vini strutturati e longevi. Il Refosco dal Peduncolo Rosso rappresenta invece una delle varietà storicamente associate alla viticoltura friulana.

Il recupero e la conservazione delle vecchie varietà rappresentano inoltre un importante lavoro di tutela del patrimonio viticolo.

Il Consorzio dei Colli Orientali ha avviato un progetto di recupero di antichi vigneti autoctoni, individuando e mappando vecchie viti di varietà come Refosco dal Peduncolo Rosso, Refosco Nostrano, Verduzzo Friulano e Tocai Friulano. Alcuni dei vigneti individuati risalgono ai primi anni del Novecento. (Colli Orientali Friuli)


Picolit: la storia della dolcezza friulana

Cividale rientra anche nell’area della DOCG Colli Orientali del Friuli Picolit, denominazione che interessa complessivamente 19 comuni della provincia di Udine. (Colli Orientali Friuli)

Il Picolit è uno dei vini più celebri del patrimonio enologico friulano e possiede una storia documentata molto antica.

Dal punto di vista produttivo, il vitigno presenta caratteristiche particolari e può essere destinato alla produzione di vini dolci attraverso tecniche di appassimento previste dal disciplinare.

La denominazione stabilisce specifiche condizioni per viticoltura, vinificazione e resa, proprio per tutelare l’identità del prodotto. (cividale.com)


Il vigneto come ecosistema

Passeggiando nelle campagne intorno a Cividale si comprende un altro elemento fondamentale: la viticoltura non è soltanto una successione di filari.

Il paesaggio dei Colli Orientali è composto da vigneti, boschi, colline, corsi d’acqua e aree agricole.

Le pendenze hanno richiesto nei secoli il lavoro dei viticoltori, che hanno modellato i versanti creando terrazze e sistemi di coltivazione adatti alla conformazione del territorio. (Colli Orientali Friuli)

Per questo motivo, parlare di vino a Cividale significa parlare anche di paesaggio.

La vigna diventa parte di un sistema territoriale nel quale agricoltura, ambiente, turismo e cultura sono strettamente collegati.


Dal punto di vista dell’enologo: cosa cerchiamo nel calice?

Quando si degusta un vino dei Colli Orientali, l’approccio professionale dovrebbe partire dalla valutazione visiva, olfattiva e gustativa, senza fermarsi alla semplice descrizione aromatica.

Un enologo può chiedersi:

  • Qual è il vitigno?
  • Qual è l’annata?
  • Qual è l’altitudine del vigneto?
  • Qual è l’esposizione?
  • Quali caratteristiche presenta il terreno?
  • Come è stata gestita la maturazione dell’uva?
  • Qual è stato il momento della vendemmia?
  • Quali tecniche di vinificazione sono state utilizzate?
  • Quanto ha inciso l’affinamento?
  • Quale equilibrio esiste tra acidità, alcol, struttura e componente aromatica?

Queste domande permettono di trasformare la degustazione da una semplice esperienza sensoriale in una vera lettura tecnica del vino.


Cividale: dove storia e vino diventano turismo

Uno dei punti di forza di Cividale è proprio la possibilità di unire turismo culturale ed enogastronomico.

Il centro storico conserva il patrimonio longobardo, il Tempietto Longobardo, il Museo Archeologico Nazionale, il Museo Cristiano e il Ponte del Diavolo sul Natisone. Il sito longobardo di Cividale è parte del patrimonio UNESCO dal 2011. (Unesco Italia)

A pochi chilometri dal centro, invece, il paesaggio cambia e lascia spazio alle colline vitate.

È possibile quindi costruire un’esperienza che parte dalla storia e dall’architettura della città e prosegue attraverso cantine, vigneti, degustazioni e prodotti gastronomici del territorio.

Turismo culturale e turismo del vino diventano così due facce della stessa destinazione.


Il vino come espressione del territorio

La vera forza enologica di Cividale non consiste in un singolo vitigno o in una sola tipologia di vino.

È la diversità a rendere interessante il territorio.

La combinazione tra geologia, altitudine, esposizione, clima, biodiversità, varietà viticole e competenza dei produttori permette di ottenere interpretazioni differenti dello stesso territorio.

Il Consorzio sottolinea inoltre come la produzione dei Colli Orientali sia caratterizzata da quantità contenute, vendemmie manuali e dall’utilizzo delle moderne tecniche enologiche in equilibrio con la tradizione. (Colli Orientali Friuli)

Ed è forse proprio questo il concetto più interessante da portare nel calice: il vino non è soltanto il prodotto della vite, ma la sintesi di un territorio e delle persone che lo coltivano.


Conclusione

Cividale del Friuli è una destinazione nella quale il vino può essere interpretato a più livelli.

È storia, perché la viticoltura accompagna da secoli la vita di questo territorio.

È geologia, grazie ai terreni marnoso-arenacei e alla caratteristica ponca.

È clima, grazie alla particolare posizione tra Alpi Giulie e Adriatico.

È biodiversità, grazie alla ricchezza di vitigni autoctoni e internazionali.

Ed è soprattutto cultura del vino, costruita attraverso generazioni di viticoltori, tecnici ed enologi.

Visitare Cividale significa quindi poter passare, nell’arco della stessa giornata, dal patrimonio longobardo alle colline vitate, dal Natisone a una degustazione di Friulano, Schioppettino, Picolit o di uno degli altri grandi interpreti dei Colli Orientali.

Per chi vuole conoscere davvero il vino friulano, Cividale non è soltanto una tappa: è un punto di partenza per comprendere il rapporto profondo tra vite, territorio e identità.

Fonti

Nota: l’articolo utilizza il termine “da enologo” in senso divulgativo e tecnico; la valutazione professionale di uno specifico vino richiede naturalmente analisi del campione, dati analitici, annata e informazioni di produzione.

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